Aborto • Denuncia del magistrato Rocchi e del ginecologo Oriente
di Michela Conficconi
Tratto da Avvenire – Bologna 7 di domenica 23 gennaio 2011

Anche se l’obiezione di coscienza nel nostro Paese è tutelata, rimangono alcuni nodi irrisolti e la preoccupazione per un’escalation di discriminazione che sta colpendo medici e personale sanitario contrari all’aborto. «Il clima di gravi contrapposizioni nel quale la 194 venne approvata nel 1978 ebbe come conseguenza l’inserimento nel testo di legge di una tutela esplicita per quanti intendevano astenersi dal praticare una Ivg – spiega il magistrato Giacomo Rocchi – Se questo ha costituto per anni una garanzia efficace, oggi stiamo assistendo alla comparsa di pratiche che cercano di erodere questo diritto».

Qualche esempio?
Il caso Puglia. Qualche tempo fa la giunta regionale ha approvato una delibera che apriva solo ai medici abortisti l’accesso ai concorsi pubblici per le assunzioni in Consultorio. Una discriminazione mai pensata prima. E se da una parte è vero che il Tar ha poi ritenuto inaccettabile tale provvedimento, è altresì innegabile che la vicenda ha evidenziato almeno due aspetti significativi: il tentativo esplicito di discriminazione per vie legali; una certa fragilità nella difesa, in quanto lo stesso Tar ha contestualmente sostenuto l’obbligatorietà per ogni medico di firmare in consultorio i certificati di Ivg. Ma questo non è l’unico punto problematico.

Gli altri?
Quello delle cosiddette «pillole del giorno dopo», spacciate per contraccettive ma di fatto abortive, in quanto studiate per impedire all’embrione di annidarsi in utero. I medici obiettori, pur denunciati più volte per omissione di atti d’ufficio, sono riusciti ad assicurarsi il diritto alla non prescrizione. Per i farmacisti è un capitolo ancora aperto, perché non c’è tutela per loro, e quando qualcuno di loro ha provato a rifiutarsi di consegnare il «medicinale», ha poi dovuto affrontare lunghe trafile legali.

Il documento a tutela dell’obiezione approvato ad ottobre dal Consiglio d’Europa avrà risvolti positivi?
Potrebbe, perché il Consiglio d’Europa è una sede prestigiosissima. La condizione è che non cada nel dimenticatoio mediatico, come accade per tutti i pronunciamenti a tutela della vita e della famiglia. Purtroppo nella nostra società si amplifica solo ciò che fa comodo. Chi ha più parlato, per esempio, della sentenza della Corte costituzionale che recentemente ha dichiarato legittimo solo il matrimonio uomo – donna?

Com’è la situazione sull’obiezione in Europa?
La tutela c’è, ma viene erosa in mille modi. Eclatante il caso della Spagna: i medici possono rifiutarsi di fare una Ivg, ma gli studenti di medicina sono obbligati ad assistere ad un’esercitazione pratica di aborto. Una crudeltà che scoraggia molti potenziali obiettori ad intraprendere tale corso di studi.

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Per i medici obiettori è più difficile fare carriera. E’ il campanello di allarme che lancia Antonio Salvatore Maria Oriente, ginecologo responsabile di due Consultori Asl a Messina. «Stanno crescendo gli attacchi a chi si professa favorevole alla vita – precisa il medico – persino in Consiglio d’Europa era stata presentata una risoluzione, poi ribaltata in sede di approvazione, che intendeva scoraggiare l’obiezione. Io stesso ho ricevuto poco tempo fa un documento dal referente Asl che, erroneamente, definiva obbligatoria nei consultori la certificazione della “pillola del giorno dopo”. Di fronte a questo c’è chi sa e riesce ad opporsi e chi, come tanti giovani, non è ben informato e rimane disorientato». La fermezza di Oriente è forte come la sua storia, che lo ha portato da medico abortista a divenire uno dei più grandi ginecologi pro -life in Italia. «All’inizio della mia professione effettuavo Ivg pensando di fare il bene delle persone – spiega – Ascoltavo le loro storie, spesso pietose, e mi dicevo che, effettivamente, l’operazione era la soluzione giusta. Agivo con leggerezza anche se lasciavo sempre che fosse l’infermiera a ricomporre i resti del corpo del bambino e a gettarli nei rifiuti speciali». Poi il cambiamento, contestuale ad una rinnovata esperienza di fede. «Con gli occhi di oggi vedo quanto il Signore abbia lottato per tirarmi fuori dal fango – prosegue Oriente – mi ha guidato perché finalmente prendessi coscienza della mia vita. Il punto da cui è partito è stato il dolore per la mancanza di un figlio che mia moglie ed io non riuscivamo a concepire. Soffrivo tanto e porre fine alle gravidanze altrui mi pareva una contraddizione grandissima. Mi confidai con due coniugi che avevo seguito per infertilità: m’invitarono ad un’incontro del Rinnovamento nello Spirito. Lì per lì rifiutai, ma ci finii pochi giorni dopo: dall’esterno dell’edificio scambiai la musica dei canti per quella di una discoteca. Lì è avvenuta la mia conversione. Ho incontrato l’amore di Dio e formulato un nuovo progetto di vita, a partire dalla mia professione. “Mai più morte fino alla morte”, mi sono detto». Passo dopo passo Oriente è passato da una posizione di semplice obiezione ad una decisa azione a favore della vita. «A sconcertare è il fatto che si voglia tenere sotto silenzio cosa sia un’interruzione di gravidanza. Avere una piena coscienza di ciò che si fa dovrebbe essere un diritto per le donne, e invece l’informazione è vista come un tentativo di condizionamento psicologico. In Consultorio, per esempio, cerco sempre di far sentire il cuore del bimbo durante l’ecografia. C’è; non si capisce perché lo si debba nascondere». Un impegno che si riflette anche nei confronti dei medici perché, conclude il ginecologo, persino loro non sanno cosa accada nell’utero di una donna durante l’operazione. «A questo scopo mi sono procurato un filmato che mostro sempre ai colleghi – afferma – Molti rimangono inorriditi e diventano obiettori». (M. C.)