La difesa della vita • Dubbi anche sul numero effettivo di quanti hanno votato a favore • Medici, i no alla scelta della Fnomceo: troppa ideologia in quel documento • Tra i cinque contrari e i sette astenuti vi sono i presidenti di Roma e Milano, i due Ordini locali con più iscritti
Enrico Negrotti
Tratto da Avvenire del 16 giugno 2009

Scelta di fondo in difesa della vita, specie quando è più fra­gile, ambiguità del testo a pro­posito degli stati vegetativi, rifiuto di una ideologizzazione della funzio­ne degli Ordini. Sono le principali obiezioni che hanno spinto i presi­denti di cinque Ordini provinciali dei medici a votare contro il documen­to sulle dichiarazio­ni anticipate di vo­lontà approvato a Terni dalla Federa­zione nazionale de­gli ordini dei medi­ci chirurghi e degli odontoiatri (Fnom­ceo) a grande mag­gioranza. Milano (il secondo per nume­ro di iscritti), Lodi, Pavia, Bologna e Potenza hanno detto no al testo pre­sentato sabato mattina dal presi­dente della Fnomceo Amedeo Bian­co, mentre altri sette Ordini (Berga­mo, Prato, Lucca, Reggio Emilia, Ri­mini, Piacenza e Roma, il primo co­me appartenenti) si sono astenuti. «Il documento non è affatto chiaro – sottolinea Ugo Garbarini, presi­dente dell’Ordine di Milano – so­prattutto sulla nutrizione e idrata­zione artificiali, che è il punto no­dale della questione. Ci sono due fronti: uno che le considera una te­rapia, un altro che le valuta un so­stegno vitale. Il testo è quanto mai ambiguo e non si evince con chia­rezza che gli stati vegetativi vanno esclusi: cosa significa infatti che la nutrizione è terapia ‘in ogni pro­getto di cura appropriato, efficace e proporzionato, compresi quelli e­sclusivamente finalizzati ad allevia­re le sofferenze?’ E quando ci sono alterazioni minime della coscien­za? Guardi, negli ultimi dieci anni ho lavorato al Pio Albergo Trivulzio di Milano e di casi limite ne ho visti tanti: è terapia la nutrizione quan­do una persona in stato vegetativo riacquista il riflesso della deglutizio­ne?». Secondo Gar­barini, quindi, «oc­correrebbero più studi osservaziona­li, come aveva pro­posto anche un col­lega pugliese. In o­gni caso su temi tanto delicati non si poteva discutere un testo così in fretta come è stato necessario: il do­cumento riformulato infatti lo ab­biamo conosciuto solo sabato mat­tina. Ho avuto anche l’impressione che molti abbiano votato a favore senza comprendere completamen­te la portata del documento, che re­sta un testo ideologizzato, mentre noi siamo favorevoli al ddl Calabrò». Lamenta l’ambiguità del testo ap­provato anche Enrico Mazzeo Cic­chetti, presidente dell’Ordine pro­vinciale di Potenza: «Il documento rivendica un diritto mite e un’etica forte per evitare che questioni di questo genere vadano di fronte a un giudice. Ma proprio noi medici in qualità di tecnici dovevamo essere più precisi anche nelle sfumature, mentre tra le maglie di queste parole generiche passa l’idea che la nutri­zione e l’idratazione artificiale pos­sano essere sospese nelle persone in stato vegetativo. Occorreva una presa d’atto che non ci sono certez­ze da studi clinici sugli stati vegeta­tivi. L’Ordine dei medici è un orga­no tecnico dello Stato: deve dire pa­role scientifiche, non imbevute di i­deologia. Ne è risultato invece un documento tecnico in politichese». «C’è prima un diritto alla vita – pun­tualizza Giovanni Belloni, presi­dente dell’Ordine provinciale di Pa­via -. Sono preoccupato per le per­sone attualmente in stato vegetati­vo, non vorrei che si moltiplicasse­ro i casi Englaro. La scelta del do­cumento Fnomceo è comunque quella di un abbandono, mentre i parenti non chiedono distacchi di sondino. Mi sembra che tutto sia stato ideologizzato: quando abbia­mo proposto di aggiungere il riferi­mento alla Convenzione di New York sui disabili (che vieta la so­spensione di nutrizione e idrata­zione agli stati vegetativi), ci è stato risposto che bastavano quelle di Norimberga e Oviedo. Mi pare che il rischio sia partire da qui e arriva­re a forme di eutanasia». «Inoltre a­vrei qualche dubbio – conclude Bel­loni – a ritenere che siano stati 85 i favorevoli al documento: prima del voto, alcuni presidenti, specie un gruppo di siciliani, se ne erano già andati».

Anche Massimo Vajani, presidente dell’Ordine provinciale di Lodi, sot­tolinea: «Alimentazione e idrata­zione sono un sostegno vitale che va dato a tutti, e non un trattamen­to negli stati vegetativi. Inoltre il do­cumento avrebbe dovuto essere molto più stringato, con un mes­saggio diretto, che renda possibile una risposta chiara per esempio ai miei pazienti (io sono un medico di famiglia) che mi chiedono consi­glio.

Rifiuto categoricamente la va­lutazione economica, che è stata a­dombrata nel convegno di venerdì per pesare gli interventi opportuni. E da ultimo contesto che si potesse approvare in due ore un documen­to presentato sabato mattina, quan­do c’era tutto il tempo per discuter­ne negli Ordini». Un’obiezione sollevata anche da Giancarlo Pizza, presidente del­l’Ordine provinciale di Bologna: «Ad aprile si era svolto un Consiglio na­zionale che aveva approvato un do­cumento di due paginette del Fo­rum di bioetica della Fnomceo, molto più prudente. Era stato in­viato a tutti gli Ordini e discusso: a Bologna l’abbiamo approvato. Poi sabato mattina è saltato fuori que­sto altro testo, con variazioni signi­ficative: non avrei potuto approvar­lo in nessun caso senza le correzio­ni che abbiamo proposto»