Portogallo • I vescovi criticano il via libera, dopo la firma del presidente Cavaco Silva, alla norma: «La situazione potrebbe essere risolta in modo differente, non equiparandola certo alla famiglia»
di Michela Coricelli
Tratto da Avvenire del 19 maggio 2010

Il matrimonio fra perso­ne dello stesso sesso è «un passo indietro nel­la coesione sociale». La Conferenza episcopale por­toghese commenta così la decisione del presidente della Repubblica, Anibal Cavaco Silva, che ha an­nunciato – attraverso un messaggio televisivo alla nazione – la firma della leg­ge che permette le nozze o­mosessuali.

Profondamente deluso, l’ar­civescovo Jorge Ortiga, pre­sidente della Conferenza portoghese, ha criticato l’assenza di soluzioni alter­native: «La Chiesa non di- scrimina nessuno ed è pie­namente convinta che la si­tuazione di queste persone potrebbe essere risolta in modo differente. Di certo non equiparandola allo sta­tuto della famiglia».

Paradossalmente, a “salva­re” la polemica legge – vo­luta dal governo socialista di José Socrates e appoggia­ta da tutta la sinistra porto­ghese – è stata l’allarmante crisi economica che attra­versa il paese iberico. Lo ha detto chiaramente Cavaco Silva: non ha posto il veto al testo per non appesantire le divisioni interne e non di­strarre «l’attenzione dei po­litici dalla risoluzione dei problemi che colpiscono gravemente la vita delle per­sone». Il deficit galoppante, il piano di austerità appena presentato dall’esecutivo socialista, la disoccupazio­ne, il pressing dell’Unione europea: il clima in Porto­gallo è incandescente.

Il presidente – cattolico pra­ticante – ha ingoiato un boccone molto amaro. Ma ha comunque deciso di promulgare la norma, per­ché il Portogallo «cammina verso una situazione esplo­siva», «drammatica». E in queste circostanze, Cavaco Silva pensa sia meglio «evi­tare di trascinare inutil­mente il dibattito». In caso di veto, la legge sarebbe co­munque ritornata in Parla­mento e sarebbe stata ap­provata con maggioranza semplice.

Il capo dello Stato ha mani­festato esplicitamente la sua opposizione al testo, ri­cordando che solo una manciata di Paesi europei (Belgio, Spagna, Olanda, Svezia e Norvegia) hanno e­liminato qualsiasi distin­zione fra il matrimonio ete­rosessuale e quello omo­sessuale. Altre realtà – come la Francia o l’Inghilterra – ri­conoscono invece l’unione civile fra gay, ma non la e­quiparano al matrimonio. La legge portoghese non permetterà l’adozione di minori da parte delle coppie omosessuali.