di Raffaella Frullone da La Bussola Quotidiana

“Al giorno d’oggi è caduto ogni tipo di riprovazione per qualunque forma di uso del proprio corpo. Non è che non siano mai esistite donne che per ottenere favori sfruttavano l’avvenenza, è che prima erano circondate da riprovazione, oggi non è più così”. E’ l’opinione di Lucetta Scaraffia, docente di Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma e editorialista dell’ Osservatore Romano in merito allo scenario sociale e culturale che fa da sfondo alle vicende legate alle giovani donne pronte a tutto pur di ottenere ricchezza e successo. Una voce che fa eco alle parole di Antonio Polito, che sul Corriere della Sera riflette su quelle che chiama “le invereconde notti di Arcore” tracciando un legame con la cultura progressista cui imputa “una timidezza nel contrastare questa presunta modernizzazione. Per farlo, avrebbe dovuto riconoscere che c’erano aspetti della tradizione che sarebbe stato meglio conservare, avrebbe dovuto sforzarsi di comprendere la morale sessuale della Chiesa, avrebbe dovuto ammettere la necessità di un’etica privata, dopo essere diventata la paladina dell’etica pubblica”.

Lucetta Scaraffia, quali sono le occasioni che la cultura femminile ha perduto?
La grande occasione perduta è quella di pensare alla maternità come un valore positivo. Le donne purtroppo si sono lasciate coinvolgere da un filone di femminismo che richiedeva e promuoveva l’uguaglianza totale con gli uomini fino a far scomparire le differenze e la differenza più grande è la maternità. Ecco perché oggi viviamo in una società in cui per una donna è decisamente più facile fare carriera che fare un figlio, sia dal punto di vista professionale sia dal punto di vista della libertà personale dove un bambino è considerato un ostacolo. Non si fa altro che parlare del diritto a non avere figli, di liberare la vita delle donne dal condizionamento biologico, eppure alle donne piace avere figli, certo è una fatica, ma tutto al mondo è una fatica.

Non per tutti, ci sono ragazze  che preferiscono non fare fatica e scelgono delle scorciatoie. Emancipazione che trova le basi nella cultura progressista?
Certo la cultura progressista non diceva  “vendete il vostro corpo per ottenere ciò che volete”, però apriva alla possibilità di “utilizzare” il proprio corpo per  essere felici, ma essere felici è un concetto ampio, che comprende tante cose, per qualcuno anche affermarsi nel campo dello spettacolo. A questo si aggiunge il fatto che  al giorno d’oggi è caduto ogni tipo di riprovazione per qualunque forma di uso del proprio corpo. Non è che non siano mai esistite donne che per ottenere favori sfruttavano l’avvenenza, è che prima erano circondate da riprovazione, oggi purtroppo non è più così.

Le voci di chi dice “che ognuno nel proprio letto fa quel che vuole” sembrano però le stesse di chi oggi punta il dito…
E’ la cultura del “tutto è lecito”, ossia qualunque cosa una persona faccia all’interno di una scelta individuale non si può discutere. Esistono  forme di politicamente corretto per cui non si  osa neanche più dire nulla su forme estreme di trasgressione, per esempio l’atteggiamento nei confronti della transessualità. Dal caso Marrazzo in poi va trattata con i guanti mentre nei confronti di Berlusconi troviamo quest’ondata di moralismo, che non convince.

Non siamo quindi in presenza di un cambio di rotta…
Certo che no. Tutto quello che è stato fatto è contro Berlusconi, la riprovazione che si rispolvera nei confronti del premier non è certamente indice di un cambiamento della cultura, non è un atteggiamento di critica, di cambiamento della società, è solo e soltanto una manifestazione politica.

E chi scende in piazza in difesa della dignità delle donne?
Quale dignità stiamo difendendo? Queste ragazze sono libere. Non siamo alla tratta delle bianche, ma in presenza di una libera scelta. Sarebbe interessante capire con chi altro queste donne siano andate a letto prima di arrivare a Berlusconi, ma per quei casi sarebbe sicuramente invocato il diritto alla privacy…