di Andrea Tornielli
Tratto da Il Giornale del 28 novembre 2010

Benedetto XVI inizia l’Avvento, il tempo liturgico di preparazione al Natale, pregando per la vita nascente e chiede ai protagonisti della politica, dell’economia e della comunicazione di «fare quanto è nelle loro possibilità, per promuovere una cultura sempre rispettosa della vita umana».

Il Papa ha spiegato che la persona è tale fin dal concepimento: l’embrione non è «un cumulo di materiale biologico, ma un nuovo essere vivente».

Nell’omelia della veglia di preghiera per la vita, promossa dal Pontificio Consiglio per la Famiglia nelle diocesi di tutto il mondo, che in San Pietro ha preceduto i primi vespri della prima domenica d’Avvento, il Papa ha legato la sacralità della vita alla storia della salvezza, all’evento di Dio che «si fa carne nel grembi di Maria, diventa bambino».

Benedetto XVI ha spiegato che oggi la vita nascente è «la più fragile, la più minacciata dall’egoismo degli adulti e dall’oscuramento delle coscienze». «Ci sono tendenze culturali – ha aggiunto – che cercano di anestetizzare le coscienze con motivazioni pretestuose. Riguardo all’embrione nel grembo materno, la scienza stessa – ha spiegato Benedetto XVI – ne mette in evidenza l’autonomia capace d’interazione con la madre, il coordinamento dei processi biologici, la continuità dello sviluppo, la crescente complessità dell’organismo. Non si tratta di un cumulo di materiale biologico, ma di un nuovo essere vivente, dinamico e meravigliosamente ordinato, un nuovo individuo della specie umana». E dunque «non c’è alcuna ragione per non considerarlo persona fin dal concepimento».

L’essere umano, ha detto ancora il Papa, «ha il diritto di non essere trattato come un oggetto». Su questa linea «si colloca la sollecitudine della Chiesa per la vita nascente. La Chiesa continuamente ribadisce quanto ha dichiarato il Concilio Vaticano II contro l’aborto e ogni violazione della vita nascente: “La vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura”».

Certo, Benedetto XVI non si nasconde che «purtroppo, anche dopo la nascita, la vita dei bambini continua ad essere esposta all’abbandono, alla fame, alla miseria, alla malattia, agli abusi, alla violenza, allo sfruttamento». Davanti a questo «triste panorama delle ingiustizie commesse contro la vita dell’uomo, prima e dopo la nascita», Ratzinger fa suo l’appello del predecessore Giovanni Paolo II: «Rispetta, difendi, ama e servi la vita, ogni vita umana! Solo su questa strada troverai giustizia, sviluppo, libertà vera, pace e felicità». Benedetto XVI ha concluso l’omelia con un appello ai «protagonisti della politica, dell’economia e della comunicazione sociale a fare quanto è nelle loro possibilità per promuovere una cultura sempre rispettosa della vita umana, per procurare condizioni favorevoli e reti di sostegno all’accoglienza e allo sviluppo di essa».