di Raffaella Frullone
Tratto da La Bussola Quotidiana il 4 aprile 2011

Giovanissima, bella, bionda con la tavola da surf fa miracoli. Non stiamo parlando semplicemente di una surfista prodigio, ma di una ragazza che non ha mai smesso di lottare per essere una campionessa, perché scivola tra le onde anche dopo che uno squalo l’ha assalita e le ha staccato un braccio. E per questo ringrazia Dio.

Bethany è nata sull’isola hawaiana di Kauai nel febbraio del 1990 e ha iniziato a fare surf da piccolissima ereditando la passione per la tavola dai genitori e condividendola con i fratelli. A otto anni era la più forte surfista under16 dell’isola, a 12 era la più forte surfista under16 dell’arcipelago, tutto insomma faceva pensare che Bethany sarebbe presto diventata la numero uno in assoluto.

A soli 13 anni mostrava doti e capacità non comuni: equilibrio e fluidità insieme ad una straordinaria sensibilità nel sentire e interpretare l’evoluzione dell’onda. Un talento che Bethany rafforzava ogni giorno con 6 ore di allenamento. Ancora non lo sapeva, ma quella disciplina quotidiana le avrebbe cambiato la vita.

Il 31 ottobre 2003 si trovata a Tunnels, dove stava svolgendo la sessione di allenamento mattutina. Erano solo le 7. 30 e tra un’onda e l’altra si stava riposando sdraiata sulla tavola dasurf con un braccio a penzoloni nell’acqua. All’impcovviso il dramma, uno squalo tigre di 8 metri la assale strappandole il braccio sinistro e trascinandola sul fondo. Nonostante il dolore lancinante Bethany riesce a scalciare via lo squalo e a tornare in superficie, dove fa soltanto in tempo a chiede aiuto, prima di svenire.

Arriverà in ospedale incosciente e priva del 70% del sangue che aveva nel corpo. I medici la soccorrono immediatamente ma altrettanto immediatamente si rendono conto che per il braccio non c’ è nulla da fare, la ferita viene ricucita e il moncone amputato. Nel nosocomio intanto cominciano ad arrivare gli amici e i familiari, in attesa trepidante del risveglio di Beth e quasi convinti che non sarebbe mai più tornata tra le onde.

Ed ecco che il miracolo comincia a prendere forma. Appena ripesa coscienza Bethany dirà a sua madre: «Non cambia nulla, Dio ha un progetto sulla mia vita, che è quello della tavola da surf, questa cosa mi darà l’opportunità di dire a tutti la grandezza del Signore. Io sono una surfista e continuerò ad esserlo».

Le parole di Bethany non erano soltanto un modo per reagire al trauma, ma un programma di vita.

Otto giorni più tardi infatti era sulla spiaggia, e dopo soli 15 giorni si allenava per capire come mantenere l’equilibrio con un braccio solo, come rinforzare la muscolatura in modo asimmetrico, come ridisegnare uno stile. Disciplina che la porterà dopo poco più di un anno a vincere il campionato nazionale.

E se vederla scivolare e saltare tra le onde, agile e sicura anche senza un braccio sembra incredibile, ancor di più straordinaria è la grandissima esperienza vissuta da Bethany «Se qualcuno mi chiede cosa rappresenta per me il Signore io rispondo semplicemente: tutto. Quando sono stata attaccata dallo squalo non avevo molto tempo per decidere, sapevo solo pregare, pregare incessantemente il Signore. E mentre ero lì, sotto l’acqua, all’improvviso ho sentito un a grande pace e una grande tranquillità. In quel momento, nonostante il dolore ho sentito la presenza di Dio».

Un’esperienza che Bethany decide di raccontare in un libro dal titolo “Soul surfer: A True Story of Faith, Family, and Fighting to Get Back on the Board” (Anime surfiste: una storia vera di fede, famiglia e la battaglia per tornare sulla tavola), uscito nel 2007. Un libro in cui la giovane promessa del surf racconta del suo intimo rapporto con il Signore, delle difficoltà a trovare un equilibrio, non soltanto fisico, della fiducia nel progetto di Dio. Il volume ha avuto un enorme successo tra giovani hawaiani, tra i giovani sportivi, tra i ragazzi che avevano subito traumi o amputazioni, tra chi voleva conoscere la fonte della forza di Bethany.

Non solo. Dall’incidente inizia per Bethany un vero percorso di apostolato portato avanti attraverso il libro, ma soprattutto il suo sito internet www.bethanyhamilton.com e il suo blog attorno a quali sono impegnati una serie di volontari che rispondono personalmente a chi vuole comprendere meglio la vita di Beth, ma soprattutto la sua ”connection to God”.

Oggi la storia di Bethany Hamilton è anche un film. Il regista Sean McNamara ha trasformato il libro in una pellicola per il grande schermo, grazie all’interpretazione della giovane Anna Sophia Robb (nel ruolo di Bethany) e di Dennis Quaid ed Ellen Hunt nel ruolo dei suoi genitori. Il film sarà nelle sale negli Stati Uniti dal prossimo 8 aprile.

Ai giornalisti che le chiedono se é orgogliosa di quello che ha fatto, Bethany risponde in questo modo: «Cosa dovrei fare… ringraziare lo squalo perché mi ha fatto diventare forse anche più famosa di quello che potevo essere diventando una surfista? Non sono orgogliosa né del film, né del fatto che mi chiedano di posare per una linea di abbigliamento o di firmare un profumo. Sono orgogliosa di essere quello che sono, e sono felice di poter vivere la mia vita con pienezza. Invito tutti i ragazzi che vivono un’esperienza traumatica come la mia, qualunque essa sia, a fare quello che ho fatto io: zittire la rabbia e dare sfogo alla propria energia positiva. Volevo solo fare surf, lo avrei fatto anche con una gamba sola e se non avessi avuto le gambe avrei trovato il modo di fare surf sulle braccia…».