Racconta Guido Chiesa che, da quando ha iniziato a lavorare al film Io sono con te (in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma e nelle sale dal 19 novembre), una delle domande che gli è stata rivolta più spesso è: «Ma chi te l’ha fatto fare?». A rivolgergliela «erano persone chi mi conoscevano e sapevano che, fino a qualche anno fa, un film del genere per me sarebbe stato impensabile». Perché Chiesa, già regista de Il partigiano Johnny e della serie tv Quo Vadis, Baby?, non avrebbe mai immaginato di realizzare un film dedicato a Maria di Nazareth e, soprattutto, alla sua maternità, al suo modo di essere madre di Gesù, il figlio di Dio: «Diciamo che provenivo da un ambiente poco interessato a queste questioni. Così come mia moglie, Nicoletta Micheli, che ha scritto con me il film».

Cosa le ha fatto cambiare idea?
Un giorno mia moglie mi ha raccontato un suo incontro. Quello con una mamma, come lei, che le ha parlato di Maria come nessuno aveva mai fatto prima. Per lei è stata quasi una folgorazione tanto che, tornata a casa, ne ha parlato subito con me.

E lei cos’ha pensato?
Ho pensato, come oggi molti credono di me, che fosse un po’ “impazzita”. Invece quello era solo il primo passo di un percorso che abbiamo iniziato insieme e che ci ha portato, tra l’altro, a pensare e realizzare Io sono con te.

Vuol dire che avete trovato la fede?
Abbiamo scoperto che non è vero che fede e ragione devono necessariamente entrare in collisione quando si parla di certi argomenti. Le faccio un esempio, visto che stiamo parlando di Maria: una delle questioni sempre aperte riguarda la sua verginità. Scientificamente è inspiegabile, su questo siamo tutti d’accordo. Ma anche l’effetto placebo lo è, eppure nessuno mette in dubbio che esista veramente. Quello che voglio dire è che il mio essere diverso rispetto al passato sta nell’accettare che non tutto debba necessariamente essere spiegato. La scienza lo sa che non tutte le risposte sono possibili. Il premio Nobel per la fisica Max Planck, quando gli chiesero cosa ci fosse prima del tempo minimo calcolabile, rispose: «Prima c’è Dio»

Che cosa significa trovare la fede a cinquant’anni?
È una Fede diversa da quella nata in tenera età che io, devo ammetterlo, invidio. Gesù stesso lo dice: «Il Regno dei Cieli è per i bambini», diciamo che «i sapienti» fanno più fatica.

Perché ha deciso di fare un film su Maria?
Per raccontare lo «scandalo» del Cristianesimo: che alla sua origine ci fosse una donna. Fino ad allora la donna era rappresentata da Eva, era considerata impura, non poteva parlare nelle assemblee. Maria è un fatto straordinario. Il Cristianesimo è l’unica, tra le grandi religioni del mondo, a identificare in una donna il principio positivo della salvezza, a vedere nella madre il cardine dell’intera vicenda umana. E straordinaria è la narrazione della nascita di Gesù. Solo il cristianesimo ci parla dell’infanzia del suo fondatore. Di Maometto o di Buddha bambini non sappiamo quasi nulla, di Gesù sappiamo con precisione dove e come è nato.

Ed è questo che racconta il suo film «Io sono con te»?
Nel film ripercorriamo quella parte della vita di Gesù che va dal suo concepimento ai dodici anni, quando i genitori lo ritrovarono nel tempio. Ma Io sono con te è, prima di tutto, il racconto di una maternità. Il ritratto di una madre e della relazione con il proprio figlio, sostenuta dalla presenza discreta di Giuseppe che «si fa da parte», rinunciando al primato maschile caratteristico dell’epoca. I fatti sono quelli raccontati nei Vangeli, in particolare quello di Luca: il concepimento, la visita di Maria ad Elisabetta, la nascita, l’incontro con i Re Magi, la «scomparsa» di Gesù dodicenne. Gli unici elementi che si avvicinano agli apocrifi sono il nome della madre di Maria e la condizione di vedovo con figli di Giuseppe.

Dove è stato girato il film?
Nelle campagne della Tunisia, dove abbiamo trovato un ambiente culturalmente e antropologicamente il più vicino possibile alle condizioni di vita della Palestina di duemila anni fa. Per la stessa ragione abbiamo scelto attori locali, spesso non professionisti, a partire proprio da Maria. Questo scenario arcaico, patriarcale, caratterizzato da gerarchie socio-familiari millenarie, fa apparire ancora più sorprendente la parabola di Maria e di suo figlio Gesù che, da semplici e umili, hanno rivelato al mondo la Via della Salvezza.

A chi si rivolge «Io sono con te»?
La sfida è cercare di parlare a pubblici diversi. Alle donne, in prima battuta, per le domande sollevate nel film su questioni come il nascere, il crescere, l’educare i figli in una prospettiva decisamente femminile. Poi ai genitori e a tutti quelli interessati a certi temi. Credenti e non, che possano considerare il film un possibile argomento di discussione.


Tiziana Lupi da Avvenire