Drammatico racconto del preside della scuola incendiata. Nuove denunce di mancato aiuto ai profughi delle minoranze nelle aree pachistane colpite
di Lucia Capuzzi
Tratto da Avvenire del 16 settembre 2010

Per un crudele scherzo del destino, la biblio­teca della scuola Tyndale Biscoe conteneva diverse copie del Corano. Ora sono ridotte in cenere, come il resto della struttura. Ad appiccare il fuoco sono stati integralisti islamici, proprio in risposta alla campagna “Brucia il Corano” lanciata negli Usa dal pastore Terry Jones.

Le immagini della pagine strappate e date alle fiam­me da alcuni fondamentalisti – diffuse dalla tv di  Stato iraniana – hanno scatenato la furia di altri e­stremisti, stavolta musulmani, in Kashmir. Che, quattro giorni fa, hanno attaccato alcune strutture cristiane. Tra cui l’istituto di Tangmarg, a Nord­Ovest di Srinagar. Dove, però, tutti i cinquecento studenti erano islamici. «La comunità che servia­mo è al 100 per cento musulmana», ha raccontato ad AsiaNews il preside Pravez Samuel Kaul. Que­st’ultimo è un cristiano anglicano impegnato da 26 anni nella promozione dell’educazione in Kashmir. «Questa scuola era il nostro contributo alla società rurale, offrendo valori globali basati sulla laicità e sulla qualità dell’educazione – ha aggiunto Kaul –. Il nostro personale, insegnante e non, è composto da musulmani». Per questo – ha sottolineato – «L’im­patto della perdita sarà sentito innanzitutto dagli stessi musulmani». Ben 7mila famiglie islamiche – sparse in 150 villaggi dei dintorni – inviavano i lo­ro studenti nell’istituto, ora ridotto a un cumulo di macerie dalla furia integralista. L’unica possibilità, spesso, perché potessero ricevere un’istruzione. È un equilibrio precario quello tra maggioranza mu­sulmana e minoranze religiose nella regione.

Nel vicino Pakistan, continuano le polemiche sul­la mancata assistenza ai profughi cristiani e indù nelle terribili inondazioni che da oltre un mese fla­gellano il Paese. Nuove conferme – diffuse dall’A­genzia

Fides – sono arrivate anche da vari esponenti musulmani della società pachistana. «Funzionari governativi e alcune organizzazioni fondamentali­ste islamiche ignorano i bisogni dei tribali nel Sindh: sono cristiani e indù delle classi sociali più basse», ha raccontato Junaid Khanzada, intellettuale e gior­nalista pachistano. Anche Ishaq Pangrio, intellet­tuale musulmano di Hyderabad, riferisce fatti si­mili: «Sono choccato e allarmato per la discrimi­nazione nella distribuzione del cibo ai profughi. L’ho constatato con i miei occhi nell’area di Jati». Per questo, il presidente della Conferenza episcopale pachistana Lawrence Saldhana si è detto preoccu­pato per questi abusi. Mentre il segretario della commissione Giustizia e Pace dei vescovi Peter Ja­cob ha chiesto al governo di ammetterli ufficial­mente e di condannarli.