All’Angelus Benedetto XVI invita i fedeli a lasciar perdere il lusso e prega per i rifugiati e i migranti
di Andrea Tornielli
Tratto da Vatican Insider

Lo «stile di Giovanni Battista» dovrebbe richiamare ogni cristiano a scegliere una vita sobria, specialmente nel tempo di attesa del Natale. Lo ha detto Papa Ratzinger all’Angelus della seconda domenica di Avvento, ricordando le due figure che hanno avuto «un ruolo preminente nella preparazione della venuta storica del Signore Gesù: la Vergine Maria e san Giovanni Battista».

Proprio sul Battista si concentra il Vangelo di questa domenica, presentandolo «come una figura molto ascetica: vestito di pelle di cammello, si nutre di cavallette e miele selvatico, che trova nel deserto della Giudea». Gesù stesso, una volta, ha ricordato Benedetto XVI, «lo contrappose a coloro che “stanno nei palazzi dei re” e che “vestono con abiti di lusso”. Lo stile di Giovanni Battista dovrebbe richiamare tutti i cristiani a scegliere la sobrietà come stile di vita, specialmente in preparazione alla festa del Natale, in cui il Signore – come direbbe san Paolo – “da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà”».

Il Papa ricorda la missione del precursore Giovanni, che «fu un appello straordinario alla conversione: il suo battesimo è legato a un ardente invito a un nuovo modo di pensare e di agire, è legato soprattutto all’annuncio del giudizio di Dio e della imminente comparsa del Messia». L’appello del Battista, aggiunge Ratzinger, «va dunque oltre e più in profondità rispetto alla sobrietà dello stile di vita: chiama ad un cambiamento interiore, a partire dal riconoscimento e dalla confessione del proprio peccato».

«Mentre ci prepariamo al Natale – ha concluso Benedetto XVI – è importante che rientriamo in noi stessi e facciamo una verifica sincera sulla nostra vita. Lasciamoci illuminare da un raggio della luce che proviene da Betlemme, la luce di Colui che è “il più Grande” e si è fatto piccolo, “il più Forte” e si è fatto debole».

Dopo la preghiera, il Pontefice ha ricordato che nei prossimi giorni, a Ginevra e in altre città, si celebrerà il cinquantesimo anniversario dell’istituzione dell’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni, il sessantanesimo della Convenzione sullo status dei rifugiati ed il cinquantesimo della Convenzione sulla riduzione dei casi di apolidìa. «Affido al Signore – ha detto Ratzinger – quanti, spesso forzatamente, debbono lasciare il proprio Paese, o sono privi di nazionalità. Mentre incoraggio la solidarietà nei loro confronti, prego per tutti coloro che si prodigano per proteggere e assistere questi fratelli in situazioni di emergenza, esponendosi anche a gravi fatiche e pericoli».