Da Tempi del 1 aprilr 2010

Sempre più musulmani riferiscono di visioni di Gesù e della Vergine. Per l’islamologo Khalil Samir è la prova che «Dio parla ad ognuno attraverso la sua cultura». E quella orientale è molto sensibile ai segni soprannaturali

di Rodolfo Casadei

«Vidi nuvole addensarsi sulla cima di una montagna. Dopo che le nuvole si erano raccolte, due angeli vestiti di tuniche bianche stavano su quella vetta. Gesù era in piedi in mezzo agli angeli. Si allontanò da loro e scese al luogo dove io mi trovavo a guardare. Quando fu giunto vicino a me, mi inginocchiai e lui stese la sua mano su di me». A questo primo sogno ne seguono altri due nei due anni successivi, poi Ibrahim decide di seguire Cristo e si procura una Bibbia cristiana in lingua araba, primo passo di un percorso che lo condurrà alla conversione. Invece Ibrahim Yousef James (nome vero) era un giovane produttore televisivo kuwaitiano di origine indiana col bernoccolo per gli affari, musulmano devoto con sette pellegrinaggi alla Mecca all’attivo. Ma anche quattro tentativi di suicidio. Durante un viaggio in Europa trova una copia della Bibbia dei Gedeoni in un cassetto della sua stanza d’albergo e inizia a leggerla. Più tardi incontra un predicatore evangelico di strada che di fronte alle sue domande replica: «Rivolgile a Dio. Lui ti ama e ti mostrerà la strada». Quella sera Ibrahim prega: «Dio, devi potermi parlare. Se non lo farai, ti rigetterò». Le cinque notti seguenti un sogno, sempre lo stesso, anima il suo sonno: «Vedo una luce nel cielo oscuro. Si avvicina, e io mi accorgo che si tratta di una croce. Poi una voce dal cielo dice: “Questa è la mia via. Gesù è mio figlio. Ti do la mia pace, e lascerò la mia letizia con te”». Per farsi cristiano Ibrahim romperà con la famiglia.

Una tradizione popolare
Anno dopo anno si accumulano le testimonianze di musulmani che raccontano sogni e visioni di Gesù e della croce. La faccenda è tornata d’attualità dopo che l’Ansa e il Los Angeles Times hanno raccontato che le presunte apparizioni luminose della Vergine Maria nel dicembre scorso sopra le cupole di una chiesa copta in un quartiere periferico del Cairo hanno attirato anche folle di musulmani. La sensibilità islamica per i segni soprannaturali è acclarata: manuali islamici di interpretazione dei sogni datano dall’ottavo secolo dell’era cristiana. Nell’islam popolare i sogni e la loro interpretazione sono funzionali a una serie di scopi: la comunicazione coi morti e coi santi, la diagnosi di una malattia, la chiamata ad una professione, il nome da imporre a un figlio, ecc. Ma anche nelle conversioni dall’islam al cristianesimo hanno spesso un ruolo: in uno studio pubblicato nel 1999 intorno alle esperienze di 600 musulmani di 39 paesi diversi convertiti al cristianesimo, condotto da Dudley Woodberry, pastore evangelico con lunghe esperienze in Afghanistan, Pakistan e Arabia Saudita, risulta che ben un quarto di essi affermano di aver avuto sogni, visioni ed esperienze soprannaturali. Il primo studio di qualità accademica sull’argomento risale al 1984, quando il noto missiologo Seppo Syrjanen documenta il ruolo di sogni e visioni nella conversione al cristianesimo di molti pakistani di fede islamica. La prima autobiografia di una convertita in cui si parla di sogni rivelatori è I Dared To Call Him Father, scritto nel 1979 da Bilquis Sheikh, gentildonna dell’alta borghesia pakistana e moglie divorziata dell’allora ministro degli Interni costretta a riparare negli Stati Uniti dopo la conversione per le reiterate minacce di morte. Da allora il flusso di racconti non si è mai arrestato. Heidi Baker, protestante carismatica americana di Iris Ministries parla di migliaia di musulmani africani che hanno incontrato Cristo e ricevuto il battesimo. Un libro su sogni e visioni di contenuto cristiano riferiti da musulmani è The Jesus visions – Miracles among Muslims, della predicatrice evangelica Christine Darg. Attiva col suo Exploits Ministry installato a Gerusalemme dal 1982, la Darg afferma di avere lei stessa sperimentato un incontro sovrannaturale con Cristo quand’era bambina. Nel libro si leggono anche esperienze di missionari evangelici in altri paesi.

Come si nota, le testimonianze sull’argomento arrivano tutte dal mondo protestante, soprattutto quello del revival evangelico degli ultimi trent’anni. La cosa ha una piuttosto facile spiegazione teologica: polemici nei confronti della mediazione umano-divina incarnata dalla Chiesa istituzionale, i protestanti sono molto più attratti dalle rivelazioni dirette di Dio ai credenti. Tuttavia anche in ambito cattolico si trovano testimonianze abbastanza numerose di sogni e visioni di contenuto cristiano fra i musulmani. Non solo a livello divulgativo (vedi per esempio Cristiani venuti dall’islam di Giorgio Paolucci e Camille Eid), ma anche fra autori di caratura accademica, come il padre Jean-Marie Gaudeul, che nel suo Appelés par le Christ, ils viennent de l’Islam scrive che non bisogna «trascurare il fatto che gli oscuri meccanismi della mente umana sono anch’essi soggetti all’azione divina (…). Dio ci parla nel linguaggio che siamo in grado di comprendere, e non è sorprendente che usi sogni e visioni e guarigioni di persone che credono in Lui».

Nessuna magia
D’accordo padre Samir Khalil Samir, studioso gesuita di islamistica: «Dio parla ad ogni uomo attraverso la sua cultura: allo scienziato parla attraverso la scienza, all’artista attraverso l’arte, all’uomo dell’Oriente anche attraverso i sogni, che sono considerati manifestazione del soprannaturale». Khalil Samir, che concilia perfettamente l’attività accademica (è autore di 40 libri e docente in molte università) con l’assistenza spirituale, ha incontrato personalmente musulmani che riferivano di sogni e visioni: «Mi ha colpito il fatto che molti avevano sognato Cristo o la Vergine che li invitava a un cammino. Io ho cercato di aiutarli in questo, invitandoli a leggere il Vangelo e poi a meditare insieme a me sui passi che li avevano colpiti e sulle domande che nascevano in loro. Sono tuttora in contatto con loro». Che il sogno e la rivelazione soprannaturale siano più spesso l’inizio di un cammino di fede che passa attraverso una compagnia umana che non le cause di una conversione istantanea e perfettamente conclusa lo afferma anche il battista americano Nik Ripkin, autore di un altro studio sul tema: «Questi segni e miracoli servono a spedire chi li ha ricevuti in un viaggio spirituale che spesso dura dai tre ai sette anni. In quel periodo molti musulmani cessano di pregare ritualisticamente in moschea». E nella loro vita puntualmente succedono due cose: vengono introdotti alla Parola di Dio, in forma orale o scritta, e incontrano altri credenti locali convertiti. È insieme a questi che si compie il cammino della conversione.