Il Presidente del Forum regionale Simone Pillon: la base è la sussidiarietà e proponiamo misure innovative in favore dei nuclei in difficoltà
di Pier Luigi Fornari
Tratto da Avvenire del 27 luglio 2009

«La nostra proposta è basata sulla sussidiarietà: le strutture pubbli­che devono sostenere l’interven­to dell’associazionismo a servizio delle fami­glie, con misure innovative». Spiega così la pro­posta d’iniziativa popolare del Forum delle fa­miglie dell’Umbria, il presidente Simone Pil­lon.

Misure innovative di che tipo?
Interventi in soccorso dei matrimoni in crisi, nei quali famiglie, con le loro associazioni, aiu­tano altre famiglie. Le divisio­ni delle coppie sono un feno­meno drammatico in Um­bria: nel 2006, tra separazioni e divorzi, sono state 1. 600 a fronte di 3. 600 matrimoni. Ep­pure la risposta c’è: una delle associazioni del Forum ha sal­vato il 60% delle coppie con­tattate. Un’altra novità sono corsi di preparazione anche per chi si sposerà in comune.

Ci sono altre innovazioni?
Il riconoscimento del lavoro “endofamiliare”, cioè eserci­tato a tempo pieno in casa, tra l’altro, con misure integrative dell’assicurazione contro gli infortuni, la riserva di posti e corsi di riqualificazione per il rientro al lavoro, sostegni e­conomici se ci si prende cura dei bambini anche di altre fa­miglie. Al contempo saranno potenziati gli a­sili nido. E poi, molto importanti, gli aiuti alle madri, costrette altrimenti all’aborto per ra­gioni anche economiche.

Come ha accolto la regione le proposte?
Il Pd, partito di maggioranza relativa, è spac­cato tra una parte decisamente favorevole al­la proposta, con in prima fila la segretaria re­gionale Maria Pia Bruscolotti, ed un’altra che la osteggia. Pesa  anche il ricatto della sinistra radicale per cui: o si includono le coppie di fat­to (comprese le omosessuali), o non se ne fa nulla. Il “governatore”, Maria Rita Lorenzetti, sembrerebbe aver attestato la posizione uffi­ciale del Pd su questa linea, solo escludendo le coppie gay. Una soluzione che non dispiace ad alcuni consiglieri del Pdl, che all’inizio, in­sieme all’Udc, si era schierato compatto a fa­vore della nostra proposta, ritirando la sua. O­ra la domanda è, anche, se avrà ricadute la boc­ciatura della legge per la famiglia in Toscana.

Cioè?
Non vorremmo che la mag­gioranza che governa a Peru­gia facesse propria la tesi, che ha portato a Firenze all’a­stensione del Pd ed al conse­guente “no” del Consiglio re­gionale a quella proposta d’i­niziativa popolare, sostenuta da Pdl e Udc, nell’erroneo presupposto che in Toscana si attuino già politiche fami­liari.

E non è vero?
Le misure a cui ci si riferisce sono interventi assistenziali­sti incentrati sui singoli in condizione di disagio.

Il Forum come ha risposto?
Non possiamo considerare u­na proposta di mediazione la linea che sembrerebbe assu­mere la Lorenzetti, perché quando si parla di famiglia la formulazione non può essere che quella data dalla Costituzione (“società naturale fondata sul matrimonio”), come più volte ribadito dai vescovi dell’Umbria.

E ora che la vostra proposta sembra arenar­si?
Reagiremo con una forte mobilitazione. Su questo ho ricevuto preciso mandato dall’ulti­ma assemblea del Forum regionale. Poi, oltre alla diffusione nei media della nostra posizio­ne, invierò una raccomandata al governatore, al presidente del Consiglio regionale e a quel­lo della commissione Affari sociali, per mette­re in mora il Parlamento umbro.

In mora in che senso?
Nell’agosto 2008 abbiamo depositato la pro­posta, scegliendo espressamente l’iniziativa popolare, per distinguerci da posizioni di par­te. Le firme raccolte sono state 12 mila, quat­tro volte il necessario. Lo statuto regionale sta­bilisce che sia esaminata entro 6 mesi. E’ pas­sato un anno. Dunque deve essere discussa nella prima seduta utile.