Intervista con l’arcivescovo Rino Fisichella, Presidente del Pontificio consiglio che aiuterà le Chiese dei Paesi secolarizzati ad annunciare nuovamente la fede cristiana
di Andrea Tornielli
Tratto da Vatican Insider il 17 luglio 2011

«Sono convinto più che mai, e ne ho avuto tantissimi esempi davanti agli occhi in questi mesi, che l’elemento fondamentale per la nuova evangelizzazione sia la testimonianza personale…».

L’arcivescovo Rino Fisichella da quasi un anno ha lavorato per far nascere il Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, un dicastero nuovo, voluto da Papa Ratzinger. E dopo aver riunito la prima «plenaria», Fisichella ha ora lanciato un’iniziativa che coinvolge dodici metropoli del Vecchio Continente.

Come nasce l’idea?
«Abbiamo pensato di far partire la nuova evangelizzazione dalle grandi metropoli. Per chi ci seguirà, grazie al lavoro comune intrapreso con gli arcivescovi di Barcellona, Esztergom-Budapest, Mechelen-Bruxelles, Dublino, Colonia, Lisbona, Liverpool, Parigi, Torino, Varsavia e Vienna – città che condividono gli stessi problemi legati al secolarismo – abbiamo individuato un cammino da fare insieme. Per sostenerci a vicenda. Speriamo poi di estenderlo ad altre città e ad altre diocesi».

Può spiegare di che cosa si tratta, esattamente?
«C’è innanzitutto un progetto su tempi più lunghi, focalizzato soprattutto sulla formazione. Dobbiamo insistere nella formazione dei seminaristi, dei laici, dei catechisti, per aiutarli a prendere sempre una maggiore coscienza delle sfide del tempo presente e dell’urgenza di rispondervi. C’è poi un’iniziativa più specifica, che prevede alcuni segni e che metterà al centro la cattedrale delle città coinvolte».

Perché avete deciso di partire dalla cattedrale?
«È il luogo dove la Chiesa genera alla fede, è il luogo dove si trova la cattedra del vescovo, che è il primo evangelizzatore. Per questo abbiamo pensato di ripartire dalle cattedrali…».

Concretamente che cosa si farà?
«Metteremo al centro la Parola di Dio, con una lettura continuata del Vangelo di Marco, per due/tre ore. E ci sarà un momento di catechesi tenuto dal vescovo. Un altro elemento importante sarà il sacramento della riconciliazione».

Che cosa c’entra la confessione con la nuova evangelizzazione?
«C’entra. Vogliamo rimettere nel cuore dell’attività pastorale il sacramento della confessione, perché lì, nell’incontro con Dio misericordioso che spalanca le braccia, accoglie e perdona, le donne e gli uomini ritrovano veramente se stessi. Si ritrovano veramente accolti e amati, come invece non avviene in tanta cultura illusoria che ci circonda, e che dopo aver attirato con le sue immagini e le sue promesse di felicità, ci lascia sempre delusi. Per questo, al rilancio del sacramento della riconciliazione, affiancheremo un altro gesto culturale e spirituale al tempo stesso: la lettura di brani delle Confessioni di Sant’Agostino».

Un uomo tormentato, che si è identificato nella dissolutezza che caratterizzava molti ambienti del suo tempo, e infine ha cambiato vita incontrando Dio…
«La sua storia è un esempio molto interessante per noi oggi. Credo che tanti uomini e donne dell’Europa secolarizzata, al di là delle apparenze, siano alla ricerca, attendano una risposta, aspirino alla pienezza e alla felicità».

Come si può tornare oggi ad evangelizzare una società che appare invece impermeabile al messaggio cristiano?
«Sono convinto più che mai, e ho tanti esempi davanti agli occhi, che la nuova evangelizzazione passi attraverso la testimonianza personale. Ciò di cui l’uomo di oggi ha bisogno, è di vedere e incontrare uomini e donne che si lasciano illuminare il cuore e la mente da Dio, che seguono Gesù Cristo, e testimoniandolo nella vita quotidiana, in ogni circostanza, con la loro esistenza prima ancora che con le loro parole, fanno balenare davanti agli occhi di chi li incontra la possibilità di dare un senso alla propria vita. La fede si è sempre trasmessa, per duemila anni, attraverso l’incontro personale. Bisogna restituire entusiasmo, un profondo senso di identità e di apparteneneza alla comunità cristiana. La fede si testimonia da persona a persona, ma non siamo mai soli in questo cammino».

Il Papa appoggia questa iniziativa?
«Quando gliene ho parlato, è rimasto positivamente colpito, e la sostiene fortemente».