di Massimo Introvigne
Tratto da La Bussola Quotidiana

Sono cristiani tre quarti delle persone perseguitate e discriminate per la loro fede nel mondo.

Questo dato statistico, ricordato di recente anche dal Papa, ha fatto da sfondo il 12 settembre a Roma al vertice dell’OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, sul tema “Prevenire e rispondere agli incidenti e ai crimini di odio contro i cristiani” che si è svolto al Centro De Gasperi del Ministero dell’Interno.

Da quando sono stato nominato, il 5 gennaio 2011, Rappresentante dell’OSCE per la lotta all’intolleranza e alle discriminazioni contro i cristiani, ho pensato e promosso questa iniziativa, fortemente sostenuta dal ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, dalla Santa Sede e dalla presidenza di turno, lituana, dell’OSCE. Quest’anno l’OSCE ha organizzato un analogo vertice a Praga sull’antisemitismo e ne ha in programma uno a Vienna sulle discriminazioni di cui sono vittima in alcune regioni del mondo i musulmani.

Il vertice di Roma non corrisponde a un manuale Cencelli delle persecuzioni religiose, ma nasce dalla consapevolezza – ricordata in tre occasioni recentemente anche da Benedetto XVI – che le persecuzioni e discriminazioni dei cristiani sono da una parte le violazioni della libertà religiosa più diffuse e gravi nel mondo, dall’altra quelle di cui si parla meno e che sono meno conosciute. Da questo punto di vista, che l’evento sia stato organizzato è per certi versi più importante di qualunque singolo discorso tenuto a Roma.

Ma la partecipazione – oltre l70 delegati, un record per questo genere di eventi – e i discorsi sono stati a loro volta di speciale livello. La sessione iniziale, da me introdotta dopo l’inaugurazione in Campidoglio da parte del sindaco Gianni Alemanno, ha visto le relazioni del metropolita Hilarion, “ministro degli Esteri” del Patriarcato di Mosca della Chiesa Ortodossa, e del vescovo mons. Dominique Mamberti, incaricato dei rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato vaticana, il quale ha affermato nel suo importante intervento che non si può ridurre la libertà religiosa alla sola libertà di culto, e che discriminazioni e tentativi di emarginare i cristiani sono in corso anche in Occidente e anche in Europa.

Oltre alle massime autorità dell’OSCE (il nuovo segretario generale italiano, Lamberto Zannier, e il direttore dell’Ufficio delle Istituzioni Democratiche e dei Diritti Umani, Janez Lenarcic) e al sottosegretario alla Difesa italiano Giuseppe Cossiga (che da mesi segue il problema dei cristiani perseguitati) hanno partecipato al vertice delegazioni di 56 Paesi, di altre organizzazioni internazionali e di una cinquantina di organizzazioni non governative. È stata la prima volta che un vertice internazionale ha chiesto esplicitamente che si riconosca quella dei crimini di odio contro i cristiani come una categoria di rilievo anche giuridico e come un’emergenza umanitaria. Questi crimini sono commessi principalmente in Africa e in Asia – in Paesi che non fanno parte dell’OSCE – ma le nazioni dell’area OSCE (USA, Canada, Europa, Asia Centrale) possono e devono urgentemente coordinarsi fra loro per un intervento più incisivo in queste regioni.

I crimini contro i cristiani però sono in preoccupante aumento anche nell’area OSCE: violenze e aggressioni contro sacerdoti, religiosi e “predicatori di strada” protestanti e soprattutto attacchi alle chiese e ai cimiteri.

Al vertice di Roma è stato citato il caso della serva di Dio suor Laura Mainetti (1939-2000), di cui è in corso la causa di beatificazione, uccisa nel 2000 a Chiavenna da tre ragazze che erano state indotte da siti Internet all’odio e alla violenza contro la Chiesa Cattolica. È stata presentata anche una statistica della Gendarmeria francese secondo cui una volta ogni due giorni in Francia è attaccata una chiesa cattolica o un cimitero con profanazioni, distruzioni o gesti vandalici. Di soliti questi attacchi sono attribuiti dalla stampa a “giovani balordi” ma sempre più spesso sono rinvenute scritte con slogan contro la Chiesa o i preti che portano a inserire questi attacchi nella categoria dei crimini di odio. E le teorie criminologiche sui crimini di odio insegnano che dalle violenze sulle cose a quelle sulle persone non c’è che un passo.

Il vertice è stato tenuto – tranne la seduta inaugurale – a porte chiuse e le sue proposte operative saranno contenute in un rapporto che farà seguito all’evento, ma una delle idee più citate è stata quella di creare una banca dati internazionale sui crimini contro i cristiani, che favorisca sia la consapevolezza e la conoscenza del fenomeno sia la collaborazione tra le polizie. Ma soprattutto è necessario diffondere presso l’opinione pubblica internazionale la consapevolezza di una doppia emergenza.

La prima è la vera e propria persecuzione sanguinosa dei cristiani in numerosi Paesi con omicidi, stupri, torture. Certamente di questi orrori non sono responsabili i Paesi occidentali, ma essi possono fare di più coordinandosi fra loro per esercitare pressioni più efficaci sui governi che perseguitano le minoranze cristiane. L’Italia è uno dei Paesi più consapevoli e attivi in questo campo, ma il gruppo di governi che collaborano con il nostro nel denunciare e cercare di fermare le persecuzioni dei cristiani è ancora decisamente troppo esiguo.

La seconda emergenza è quella dell’intolleranza e discriminazione contro i cristiani in Occidente. Nessuno vuole paragonare le torture o gli omicidi in Africa o in Asia con i tentativi laicisti di emarginazione del cristianesimo dalla vita sociale in Europa o le campagne di ridicolo e ostilità contro la Chiesa di alcuni media occidentali. C’è tuttavia, come spiega il Papa, un effetto piano inclinato. «Nemo repente fit pessimus», insegnava san Bernardo (1090-1153): non si arriva subito al peggio. Si comincia con il ridicolo e la discriminazione e si arriva ai veri e propri crimini. Che si cominci a prendere nota, a studiare, a fare sapere che esistono crimini di odio contro i cristiani anche in Occidente è un frutto comunque importante del vertice OSCE di Roma.