di Camille Eid
Tratto da Avvenire del 20 ottobre 2009

Egitto – È una vera e propria “ lista nera” quella che circola da alcuni mesi su centinaia di siti islamici per invi­tare i musulmani e­giziani a boicottare le società di pro­prietà dei copti.

La “Campagna di boi­cottaggio dei pro­dotti copti” fornisce un elenco lunghissi­mo di aziende che farebbero parte dell’“ Impero del male” in Egitto. La lista comprende Huyndai, Orascom per i servi­zi alberghieri, Orascom per la tecnologia, Mobinil per la telefonia mobile, Elguna per il trasporto terrestre, Delmar per i prodot­ti farmaceutici, Abela per gli alimentari, A­von per i cosmetici, LinkdotNet per le tele­comunicazioni, e molte altre compagnie.

La campagna si accanisce soprattutto con­tro sette ditte farmaceutiche di cui fornisce un elenco dettagliato dei medicinali con, a fianco di ciascuno, il suo “alternativo” pro­dotto in ditte musulmane. Si raccomanda ai giovani musulmani egiziani di non rivol­gersi ai gioiellieri copti per l’acquisto degli anelli di fidanzamento o di matrimonio. «Verificate i nomi prima di entrare in ne­gozio. Oppure fissate l’interno dei negozi se ci sono appese croci», si legge nell’av­vertimento.

Il perché di tanta ostilità? Una reazione al­la segregazione, secondo i promotori, di al­cune ragazze copte desiderose di conver­tirsi all’islam nei monasteri della Chiesa. I video citano i nomi di Marianne, Teresa, A­bir, Rabab e altre «martiri dell’odio crocia­to», detenute da anni per farle desistere dal loro proposito. In realtà, del problema di scomparsa o rapimento di ragazze cristia­ne si sono sempre lamentati i copti. Il Con­siglio nazionale per i diritti dell’uomo ha riferito nel suo ultimo rapporto di aver ri­cevuto 35 reclami in proposito da famiglie copte. Il ministero dell’Interno aveva allo­ra replicato che le ragazze erano  semplice­mente fuggite di propria volontà con uo­mini musulmani e che si erano convertite «liberamente» all’islam.

La campagna non fa tuttavia l’unanimità del mondo accademico e religioso in Egit­to. Interrogato sulla questione, il professo­re di teologia e filosofia islamica presso l’u­niversità di al- Azhar, Ahmed as- Sayeh, ha puntualizzato che «ci si ricorre al boicot­taggio per colpire un nemico e non i propri concittadini». Un leader dei Fratelli mu­sulmani, Issam al- Erian, ha invece sottoli­neato come una simile campagna sia «con­troproducente e nociva per i musulmani».