Tratto da Avvenire del 7 maggio 2009

I due anni trascorsi dal Family day (12 maggio 2007) non  hanno stemperato il risentimento di chi lo avversò. E che continua a gettare ombre su quella generosa partecipazione popolare che chiedeva «politiche audaci e durature» per le famiglie.

Lo fa osservare Domenico Delle Foglie – oggi direttore del sito «Piùvoce. net», all’epoca coordinatore generale della grande manifestazione di piazza San Giovanni a Roma – commentando le parole di Concita De Gregorio, direttore dell’Unità, e di Dario Franceschini, segretario del Pd.

La prima, dagli schermi de La7, riferendosi a Berlusconi ha detto «un uomo che organizza il Family day e poi…». Ancora in televisione, sui Raitre, il segretario Franceschini «arrischia un “e stendo un velo pietoso sul Family day”». «Tutte e due le affermazioni – scrive Delle Foglie nella rubrica “Sussurri e grida” – meritano una piccola chiosa. De Gregorio dice un’enorme falsità.

Berlusconi, come peraltro nessun altro politico, non ha avuto alcun ruolo nel Family day. Si è limitato, come tanti altri esponenti del centrodestra e del centrosinistra, a fare una breve apparizione in piazza San Giovanni. La verità è che il Family day è stato promosso dal Forum delle associazioni familiari e sostenuto da oltre quaranta fra reti, associazioni, movimenti e nuove realtà ecclesiali italiane». Mentre Franceschini «come leader di partito avrebbe fatto bene a non citare affatto il Family day. Comportandosi così ha dimostrato di reiterare l’errore di ieri. Non sappiamo – osserva Delle Foglie – come si sarebbe regolato il suo maestro, ma possiamo immaginare che Benigno Zaccagnini avrebbe avuto più rispetto per gli altri cattolici e soprattutto non avrebbe mai usato il metodo dell’insinuazione, a tutela della purezza delle intenzioni dei fratelli nella fede. In parole povere: è il mondo cattolico che si è acconciato a farsi strumentalizzare da Berlusconi o semplicemente il politico più abile in circolazione ha pensato di non contraddire i cattolici?» Delle Foglie consiglia quindi di «non usare mai più il Family day come un’arma impropria. Neanche nei confronti di Berlusconi.

A lui fa solo il solletico, a noi, invece suona come una bestemmia. Perché alla fine le ombre non cadono sul premier, quanto sul Family day e su quella porzione di popolo che l’ha voluto, l’ha organizzato e l’ha vissuto».