Cresce il fronte trasversale che chiede di non oscurare la realtà delle persone disabili • Nuove adesioni ai due appelli lanciati venerdì dai parlamentari di Pdl e Pd contro ogni deriva eutanasica e a tutela di una nuova alleanza nella cura di tutte le persone
di Gianni Santamaria
Tratto da Avvenire

Cresce il numero di politici di entrambi gli schieramenti che vogliono sia dato spazio in tv a chi non l’ha avuto nella parte della puntata di ‘Vieni via con me’ dedi­cata in esclusiva a Mina Welby e Bep­pino Englaro. Si tratta dei due appel­li pubblicati ieri da ‘Avvenire’ (in to­tale solitudine). Quello del centrode­stra ha avuto altre nove firme, salen­do a quota 102 (si tratta dei senatori pidiellini Alberti Casellati, Allegrini, Butti, Caruso, Cursi, D’Ambrosio Let­tieri, Santini e Spadoni e del deputato Pagano).

Beppe Fioroni, primo fir­matario di quello del Pd, assicura che ne arriveran­no anche dalle sue fila, ol­tre ai 32 iniziali. Ieri per questa battaglia si è schie­rato anche il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa: «Dopo Welby ed Englaro, Saviano deve dare la pa­rola a quanti rifiutano la dolce morte perché vogliono vivere e a chi, con la sua straordinaria espe­rienza umana, canta ogni giorno un inno alla vita».

I politici interpellati insistono sul fat­to di essersi mossi innanzitutto come cittadini, poiché i temi di coscienza si sottraggono a logiche partitiche. Poi, se non troveranno ascolto, afferma il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano, sono pronti a investire della vicenda le sedi competenti. Co­me la commissione di Vigilanza Rai, a cui alcuni appartengono. Annuncia battaglia anche Souad Sbai (Pdl), pronta a un’interrogazione parla­mentare. «La Rai è pagata con i soldi di tutti e non si può fare un’informa­zione a senso unico», sbotta. E se si è data la replica al ministro Maroni, «grazie a una mobilitazione politica che ha avuto i suoi frutti», Giuseppe Fioroni sostiene che «Fazio e Saviano, di cui ho stima, lo sanno: dare la stes­sa opportunità non si declina in base alla forza politica, ma a diritto e giu­stizia». Spiega l’ex ministro della Pubblica I­struzione: «Non può passare l’idea che ‘staccare la spina’ sia un atto d’amo­re illuminato, mentre quello che con­sapevolmente fanno giorno dopo giorno decine di migliaia di famiglie nel silenzio, nella fatica e nella soffe­renza, accudendo malati gravi e gra­vissimi, sia una scelta dettata da o­scurantismo.

Da medico ne ho in­contrate tante e hanno diritto ad es­sere presentate con la luce che spetta a ogni atto d’amore». E questo «non può e non deve essere ignorato da u­na tv che intende promuovere il civi­smo, scuotere le coscienze e rilancia­re la dignità degli uomini e delle don­ne». Al di là della propensione dei me­dia per i casi eclatanti, nella trasmis­sione di Fazio e Saviano, commenta Mantovano, c’è stato «un carico ag­giunto di natura ideologica, per cui i buoni sentimenti vanno tutti nella di­rezione della dolce morte e non di ciò che può evitarla attraverso la vici­nanza alla persona». E alle famiglie dei malati, che non fanno audience. Ma che – parola di Daniele Bosone, sena­tore Pd e neurologo – «dopo il dolore e gli interrogativi, reagiscono. Ma bi­sogna stare loro vicini per dare spe­ranza, altrimenti prevalgono le ne­cessità». Bosone individua anche un processo culturale in atto, rispecchia­to dalla tv: «Credere che la vita sia qualcosa di disponibile è un impove­rimento che non ri­guarda solo i credenti, ma tutta una società fondata sul valore del­la solidarietà». È infu­riata la Sbai, che attac­ca «i radical chic con la poltrona tiepida che non vanno a vedere le famiglie dove si accu­discono con amore le persone sofferenti». A questi uomini di spet­tacolo consiglia di fare una visita al­l’accademia di ballo di via Marconi a Roma, dedicata a giovani usciti dal co­ma dopo incidenti. «Questi cosiddet­ti intellettuali hanno perso la bussola dell’umanità non accettano più la sof­ferenza: li disturba, non è di moda».

E i radicali che denunciano addirittu­ra il troppo spazio ai pro life? «Qui par­liamo di quel diritto naturale deposto nel comune sentire, che non può es­sere oscurato», taglia corto Fioroni. Mantovano invita a fare un confonto quantitativo di quelli che piacciono tanto a Pannella & C tra posizioni op­poste: «Mettiamo a fianco gli spazi concessi a Melazzini – persona com­petente che nonostante la malattia parla e dà testimonianza – con quelli di Mina Welby e poi vediamo chi ha ra­gione». Il deputato Pdl Fabio Rampelli, infine, chiede esplicitamente che Me­lazzini, presidente dell’Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica, sia ospitato nella «trasmissione stali­nista», a nome della «migliaia di per­sone che vivono in condizioni simili a quelle di Englaro e Welby» ma che «chiedono di essere sostenuti e aiuta­ti, non di farla finita».