Fermati anche due giornalisti tedeschi «Adesso la donna rischia molto di più» • Domenica agenti dei servizi hanno fatto irruzione nell’ufficio del legale a Tabriz Poi nessuna notizia dei quattro
di Nicole Neveh
Tratto da Avvenire del 12 ottobre 2010

Le 19 di domenica sera. Due giorna­listi tedeschi stanno intervistando Sajjad Qaderzadeh, il figlio di Saki­neh, nell’ufficio dell’avvocato della don­na, Javud Hutan Kian (che partecipa alla conversazione), nella città di Tabriz. I due giornalisti sono in costante contatto te­lefonico con Mina Ahadim, del Comita­to internazionale contro la lapidazione, che li sta aiutando a tradurre l’intervista. A un certo punto succede qualcosa. Mi­na percepisce un gran trambusto, poi u­no dei due giornalisti le dice di essere co­stretto a riattaccare. Da allora, i telefoni dei due reporter, dell’avvocato e del figlio di Sakineh risultano irraggiungibili.

Non ci sono conferme ufficiali del regime, ma con alta probabilità i quattro sono stati arrestati dalle autorità iraniane. A­genti dei servizi segreti avrebbero fatto irruzione nello studio dell’avvocato e li avrebbero portati via, in una località se­greta.

I due giornalisti arrestati lavorerebbero per la Bild am Sonntag, l’edizione dome­nicale del tabloid tedesco. Si tratta di un reporter e di un fotografo arrivati in Iran circa cinque giorni fa per intervistare il figlio di Sakineh. Al gruppo Axel Springer Verlag di Berlino, editore del quotidiano Bild e del settimanale Bild am Sonntag, non risultano però arresti di propri gior­nalisti in Iran. Il ministero degli Esteri te­desco non ha voluto confermare l’arresto, ma ha reso noto che sta «approfonden­do attentamente» queste no­tizie. Secondo il sito online dello Spiegel, un’unità di crisi del ministero degli Esteri te­desco si è attivata per cercare di entrare in contatto con i due reporter. Una parziale confer­ma è arrivata dal procuratore generale dell’Iran, Gho­lamhossein Mohseni-Ejei, che ha parlato dell’arresto di due cittadini stranieri, entrati con visto turistico, che si sarebbe­ro spacciati «per finti giornalisti».

Di certo, l’episodio getta ombre ancora più cupe sulla sorte di Sakineh. «Ora il ri­schio di essere messa a morte è più alto», ha detto Mahmud Moghaddam, porta­voce di Iran Human Rights. «Se il fermo è stato operato oggi è perché la tensione internazionale sul ca­so non è più alta co­me prima», ha ag­giunto. Secondo il rappresentante del­l’associazione irania­na per i diritti umani, «Teheran sta solo a­spettando il momen­to giusto per l’esecu­zione». La presenza del figlio e dell’avvo­cato, ha spiegato, «erano importanti so­prattutto perché potevano informare il mondo di quanto sta accadendo» a Tehe­ran. Ma «la tolleranza del regime è mol­to bassa. Con questo arresto l’Iran vuole dare un altro esempio di potere al suo po­polo», ha concluso. A confermare il clima di forte tensione, anche la notizia, arrivata sempre ieri, del provvedimento di espulsione della corri­spondente del quotidiano spagnolo El Pais. Le hanno concesso due settimane per lasciare il Paese. Nessuna autorità ha fornito spiegazioni alla giornalista, An­geles Espinosa, ha raccontato il giornale. Tuttavia, «attraverso terzi» le è stato fat­to sapere che a far traboccare il vaso è sta­ta una sua intervista al figlio dell’ayatol­lah dissidente Montazeri, ma che non e­rano graditi anche «il suo lavoro dopo le ultime elezioni e la campagna del Pais in difesa di Sakineh». Da cinque anni in I­ran come corrispondente del Pais, la E­spinosa era stata arrestata in luglio quan­do si era recata a Qom per intervistare Montazeri.