Il “patriottismo integratore” ovvero la capacità di rendere uno straniero non solo integrato, ma persino orgoglioso della sua nuova patria, è il contraltare del nazionalismo razzista

Alexandre Del Valle (Geopolitico)

“Un’ identità frustrata e repressa, non è un’identità cancellata, ma un identità radicalizzata”. Questa frase di Nicolas Sarkozy dovrebbe far riflettere i dirigenti italiani. E non si tratta solo dell’identità degli immigrati, ma anche dell’ identità degli autoctoni, troppo spesso trascurata, repressa, colpevolizzata in funzione relativista, in nome del politicamente o dell’islamicamente corretto,  perchè non si vuole “offendere” gli immigrati musulmani o altri extra-comunitari.

E a coloro chesi fanno portatori di tale pensiero, giustificando in tal modo il fatto di rinnegare la propria identità per meglio rispettare l’identità degli altri, bisogna ricordare due cose elementari: noi ci troviamo a casa nostra, e a noi spetta fissare fissare le regole del gioco e stabilire i valori fondamentali. Sono le usanze, le regole e le tradizioni del paese di accoglienza a dovere e poter essere il denominatore comune e non le regole e usanze degli immigrati invitati o clandestini. Quindi, per tornare a Sarkozy e al dibattito lanciato da lui in Francia nel’ambito del partito UMP, lo scopo del Presidente francese non è quello,  deplorato da alcuni in Francia o in Italia, di stigmatizzare i musulmani col tema delle moschee, del velo islamico o del burqa, o quello di promuovere un nazionalismo etnico-razzista o xenofobo e islamofobo. Chi ha equivocato su questo punto non puo’ pretendere essere di buona fede perché non ha letto le analisi e le dichiarazioni di Sarko e dei suoi ministr. Sarkozy stesso ha dato l’esempio  col ricordare che lui stesso è figlio di immigrati, per metà ungherese e per metà greco con ascendenze ebraiche. Ha sempre detto molto chiaramente che la sua concezione del patriottismo o del nazionalismo non è affatto basato sul sangue o sulla razza o l’etnia, ma sull’amore per il proprio Paese e il rispetto della sua storia. Non ha mai chiesto agli immigrati musulmani di rinnegare la loro identità e non li ha mai esclusi. Anzi, lui è stato il primo minsitro degli interni (prima di diventare presidente) a creare un organizzazione di rappresentanza dell’islam in Francia (idea che non fu certo la sua la migliore…) e fu il primo presidente a dare due ministeri importanti a personalità musulmane di origine maghrebina: Rachida Dati, ex-ministro della Giustizia, e Fadela Amara, segrataria di Stato (ministro) incaricata della Politica della Città. Poi, Nicolas Sarkozy ha nominato un’altra figlia di immigrati africani, Rama Yade, per un altro posto importante: segretaria di Stato  incaricata per gli affari esteri e dei diritti dell’uomo; e poi incaricata per lo sport, sotto il governo sarkoziano del Primo Ministro François “Fillon II”.

E chiaro che per Sarkozy, l’amore per la Patria e il dibattito sull’identità nazionale non consiste nel promuovere un’identità chiusa come sostengono  i suoi nemici politici in malafede, ma  nel suo esatto contrario. Sarkozy è conscio che attraversiamo un periodo di crisi, che tutti i popoli europei devono prepararsi ad un futuro sempre più inquietante, fatto di sleale concorrenza cinese, di conquista islamica sempre più arrogante, di una catastrofe demografica e psicologica che rischiano di indebolire e forse di portare l’Europa sull’orlo dell’autodistruzione. Sarko , in questo contesto, vuol semplicemente favorire la costruzione di un nuovo tessuto sociale che tenga conto dei cambiamenti in corso in Francia, Italia, Europa, promuovendo l’elaborazione di un nuovo “contratto sociale”, di un nuovo “voler vivere insieme” in grado di trasmettere ai nuovi venuti non la cultura dell’auto-disprezzo che ha fallito durante i 40 ultimi anni, bensì un “patriottismo integratore”, un amore entusiasta e positivo per la propria Patria nella quale saranno gli immigrati saranno “benvenuti” come lui stesso dice in tante occasioni e convegni politici: “tutti quelli che condividono i nostri valori, senza eccezione e limiti”. ma, nello stesso tempo, Sarkozy sostiene che in Francia “non saranno i benvenuti quelli che non rispettano la nosra storia e i valori umanisti, universali, della nostra cultura”. Nel suo discorso fondante del marzo 2007 a Porte de Versailles, nell’ambito dell’inizio della campagna elettorale per la presidenza della Repubblica,ricordo di essermi commosso, essendo io stesso figlio di immigrati, quando lui urlava nel microfono : “daremo tutto a quelli che rispetteranno le nostre regole e che rispetteranno il nostro modello di società, e saranno i benvenuti, ma non daremo niente a quelli che ci sfruttano e che aderiscono ad un modello di civiltà barbaro che trascura i diritti delle donne o altro, questi non saranno i benvenuti”. Poi, per la prima volta da De Gaulle, Sarko disse: “la Francia come l’Europa, non è emersa dal nulla, non è nata nel 1789, ma da più di mille anni di civiltà cattolica, e l’Europa a due mille anni di tradizione giudaico-cristiana”.

Rispettare le regole e usanze della patria e i doveri uguali per tutti non è un ozione

E’ quindi evidente, che lungi dal essere l’ideatore di un nazionalismo chiuso che rigetta l’Altro, Nicolas Sarkozy concepisce il suo patriottismo o nazionalismo come un modello capace di fare vivere insieme tutti quelli che hanno scelto di rimanere o installarsi sul territorio francese e europeo. Spesso, spiega che nessuno è obbligato di rimanere in Francia, ma se uno vuole ottenere dei diritti, deve rispettare anche i doveri equivalenti che fondano questa società non emersa dal nulla ma di cui vanno rispettate le tradizioni e gli apporti che vanno visti come dei regali. Si tratta qui di  “rilegittimare” l’identità nazionale. Si tratta di non lasciare la sinistra disprezzare quest’identità nazionale spesso colpevolizzata e demonizzata. Pero’ si tratta anche, d’altro estremo, di non lasciare l’estrema destra screditare il tema sacro e degno del patriotismo o del nazionalismo. E se i dirigenti europei “normali”, quelli che governano, hanno trascurato per anni l’identità del loro popolo, se hanno per anni tradito e trascurato, l’interesse nazionale che la loro funzione politica li obbliga in tempo normale di servire, di onorare e salvaguardare, allora non c’è da stupirsi primo che gli immigrati non si sentino coinvolti nella bella avventura dell’integrazione edell’amore della patria (perchè integrarsi al “Nulla” o ad una società che non dimostra di amarsi se stessa?). E ovvio, che il rischio dell’abandono del patriotismo è che primo l’islamismo radicale riempisca il “vuoto di valori e di identità“, e secondo che l’estrema destra strumentalizzi e monopolizzi il tema della nazione, troppo spesso assimilato per ignoranza storica al nazifascismo e alle ore nere della storia (seconda guerra mondiale, Shoah, ecc). E se continueremo di lasciare i temi dell’identità all’estrema destra o ai partiti populisti xenofobi, non ci sarà da stupirsi se gli Europei consci e impauriti dall’islamizzazione e dal rischio di auto-distruzione della propria patria e civiltà votino per partiti o di estrema destra, o regioanlsiti anti-nazionali, come la Lega Nord, il movimento catalano separatista in Spagna o diversi altri movimenti identitari delusi dalla classe dirigente nazionale politicamente corretta. Per molti di loro, il sentimento « regionalista » che non sembra di non avere niente a chef fare con la nazione screditata e devalorizzata, sarebbe una buona via d’uscita e una buona “risposta” alla “domanda d’identità”.